Le conseguenze sull’economia mondiale del blocco del canale di Suez

Il canale di Suez è bloccato da martedì 23 marzo e di conseguenza anche circa il 7% del commercio mondiale che transita per quelle acque. Da quando la mega nave container Ever Given si è incagliata di traverso, infilando la prua sotto la banchina destra del canale, più di 150 navi cargo, di cui almeno 30 mega container, sono ferme alle due imboccature del canale, impossibilitate a proseguire la loro rotta. I lavori per raddrizzare l’enorme imbarcazione, lunga 400 metri e larga 59, non hanno ancora portato alcun risultato, causando rallentamenti nelle spedizioni che potrebbero durare ancora a lungo.

Una nave sta bloccando il canale di Suez (foto Instagram dell’utente fallenhearts17)

Il canale collega il Mediterraneo con l’Oceano Indiano, attraverso il Mmar Rosso, consentendo un percorso diretto per le merci che vanno dall’Asia all’Europa e viceversa. Oltre il 50% del traffico che lo attraversa è composto da mega navi container e da petroliere. Il canale è particolarmente importante per garantire i rifornimenti di petrolio, con circa il 10% del totale del petrolio mondiale che viene spedito attraverso quella rotta. Secondo alcune stime fatte in questi giorni e riportate dal Guardian, circa 10 milioni di barili di petrolio sono rimasti bloccati alle due imboccature del canale e solo alcune petroliere più piccole sono riuscite a proseguire la navigazione, imboccando le sezioni più vecchie e strette del canale. Se l’ingorgo dovesse continuare a lungo, molto probabilmente i prezzi di petrolio e di conseguenza della benzina, potrebbero aumentare velocemente. Così come quelli di tutte le merci spedite e delle spedizioni, che dovranno sostenere costi maggiori per affrontare rotte più lunghe.

Inoltre, secondo quanto riportato dal quotidiano specializzato Lloyd’s List, il blocco del canale costa l’interruzione di oltre 9 miliardi di dollari di merci di vario tipo che dovrebbero attraversare la rotta. Dal petrolio ai componenti informatici, dai cellulari ai beni alimentari che rischiano di andare a male e non essere più vendibili sul mercato internazionale. Gli effetti negativi del blocco, ha detto Lars Jensen, amministratore delegato della società danese Sea Intelligence Consulting, si ripercuoteranno sul mercato mondiale “per diversi mesi lungo la catena di approvvigionamento”.


Fonte: Wired

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